L’arte della guerra 1 – la fotocopiatrice

fotocopiatrice

Sveglia all’alba. Con gesto rapido e sicuro scosto il piumone scaraventando Isterix giù dal letto! Deve odiarmi ogni giorno di più, il povero micio, ne sono consapevole, non è facile essere il gatto di un docente ma questa mattina è questione di vita o di morte… e di certo non sarà la mia! Ingurgito un caffè di fretta e furia, esco di casa correndo e prendo la metro al volo. Arrivo a scuola che il portiere ha appena aperto il cancello. Per una volta lo saluto con la complicità di chi sa cosa significa svegliarsi così presto, prima ancora che gli altri arrivino, e mi avvio fischiettando nello stanzino delle fotocopie quando… non credo ai miei occhi: la perfida Albione è lì, davanti alla fotocopiatrice!
– Mangiatrice di bifteck, com’è possibile che tu sia già qui? Dormi nello sgabuzzino solo per farmi un dispetto quando ho il compito alla prima ora? penso mentre lei mi dedica un ghigno malefico, quasi avesse indovinato i miei pensieri.
Cerco di restare calma ma intanto lei, con una flemma unica e inaudita, gira una pagina lentamente, la fotocopia, ne cerca un’altra.
– Mi spiace ma ne ho ancora per un bel po’, non manca di informarmi Maleficent.
– Non preoccuparti so aspettare, vado a prendermi un caffè, e nell’uscire non manco a mia volta di inciampare nel filo della fotocopiatrice tirandolo via dalla presa.

Diario di un gatto di una docente

 

gatto istanze
Grazie a Valeria Pas e a alla micia Sissi

“È deciso! Nella mia prossima vita, a conti fatti me ne restano ancora 6, non sarò mai più il gatto di una nevrotica docente!”
Questo deve aver pensato Isterix quando stamattina mi sono svegliata di scatto alle 6.20 buttandolo giù dal letto per poi realizzare che oggi è domenica.
Non bastano le due sveglie regolate alle 6.20 e alle 6.25 durante la settimana, neanche la domenica il povero micio può sonnecchiare tranquillo. Se a questo aggiungiamo che oggi è la Giornata Internazionale del Gatto, allora c’è di che sentirsi in colpa sul serio.
Non è difficile immaginare la sua reazione: “Stupida umana, è domenica 17 febbraio, che cavolo ti svegli di soprassalto alle 6.20 del mattino rischiando di farmi venire un infarto? Non ce la faccio più con te! E vogliamo parlare di quando stai con la tua faccia rimbecillita davanti al registro elettronico o ad Istanze on line? Oppure quando sei lì buttata sul divano a correggere pile di compiti senza badare minimamente a me? Non ti caccio di casa solo perché mi servi i croccantini e mi pulisci la lettiera ma la mia pazienza ha un limite! Tienilo a mente nevrotica umana ossessiva compulsiva!

 

Il “Bullet Journal” del docente

The Bullet Journal

Ci siamo quasi, sta per cominciare il 2019 e, a differenza degli altri anni, ho un solo buono proposito: essere più organizzata!
Dopo l’ondata dei «To do list» e la normale agenda del Prof che si è rivelata decisamente ingombrante, sono pronta a lasciarmi travolgere dal «Bullet Journal» per organizzare la mia vita personale e professionale e smetterla, una volta per tutte, di procrastinare.
Come ogni docente passo le mie giornate tra scuola e casa. A scuola ho tutto organizzato e scandito dal suono della campanella: vado da una classe all’altra e so esattamente cosa fare: quale argomento spiegare e chi interrogare. Nel varcare la soglia di casa, però, tutto cambia.

Diciamoci la verità, quando non c’è un interlocutore dall’altra parte, un dirigente che ti controlla e una campanella che scandisce il tempo, devi sostenerti solo e soltanto con la forza di volontà e questa, sembra non essere mai abbastanza. Il lavoro dell’insegnante, che ne dica la gente, continua a casa, anzi è lì che bisogna organizzarsi in modo ancora più produttivo. Potremo anche lavorare in pigiama e pantofole, ma se non c’è disciplina e organizzazione, le scartoffie da riempire e i compiti da correggere restano sulla scrivania.

Ecco perché ho deciso di sperimentare il Bullet Journal, un’agenda personalizzata che mette in primo piano i progetti e gli impegni personali per aiutarmi (si spera!) a essere più disciplinata nel trovare il tempo per realizzarli.
Lo scopo è quello di migliorare il proprio quotidiano perciò, se avete idee per realizzare il Bullet Journal del docente lasciate un commento e magari, per il prossimo anno, riusciremo a crearne uno tutti insieme.

BUON 2019 A TUTTI

Regali di un prof ossia passione morbosa per la cartolibreria

Regali natali prof

Dicembre è stato un mese intenso tra scrutini di fine trimestre, dipartimenti, incontri scuola-famiglia, settimana dello studente e così, in men che non si dica, mi ritrovo al 24 dicembre che devo ancora fare i regali. Potrebbe sembrare questa la tragedia, ma non lo è. La vera tragedia è che la mia professione condiziona anche le scelte dei regali di Natale: penne stilografiche, libri, libri e ancora libri, magnifici set di evidenziatori e di post-it di cui penso non possano fare a meno tutti quelli che mi circondano. Naturalmente mi sbaglio! Non so se sia una cosa comune a tutti i docenti, ma la cartolibreria è la mia fissa, la mia passione morbosa. Non sono attratta dai gioielli, dall’abbigliamento o da borse griffate. Lasciatemi in mezzo a matite, pennarelli, evidenziatori e scordatevi di me, potrei passarci ore e spendere tutto ciò che ho nel portafoglio. Come un bambino in un negozio di giocattoli, giro tra gli scaffali toccando con godimento tutto ciò che vedo. Il solo regalo creativo: una ciotola personalizzata per il mio Isterix con la scritta “I CAN’T KEEP CALM, I’M A TEACHER’S CAT!”

La punta dell’iceberg

timetable

Alle 14.20 arrivo alla metro. Sono stanca, affamata, ho i capelli in disordine, il kajal sciolto intorno agli occhi e lo zaino pieno di libri e compiti da correggere. Assomiglio a un panda un po’ ingobbito ma a differenza del simpatico mammifero asiatico non faccio tenerezza, o forse sì, perché un trentenne si alza dalla panchina cedendomi il posto.
– Prego signora!
“Signora lo dici al soggetto di sesso femminile con cui hai in comune i genitori, ossia a tua sorella” penso e invece gli sorrido, lo ringrazio gentilmente e, calcolando che sono stanca, che la metro passerà se sono fortunata tra quindici minuti, che lo zaino pesa tanto e che forse è il caso che cominci a utilizzare una crema antirughe, mi accomodo accanto a una signora (una vera) e a un giovane che ascolta dell’heavy metal.
– Si spaccherà i timpani, osserva la signora indicando il giovane che indossa le cuffie.
– Contento lui, rispondo. Per oggi ho avuto la mia buona dose di adolescenti ribelli che si credono già adulti.
– Che lavoro fa? chiede la signora.
– Il panda, rispondo ma poiché non coglie l’ironia, aggiungo: “l’insegnante”.
– Ah! Beata lei che lavora solo 18 ore a settimana e ha tre mesi di vacanze!
– Ah! E se è per questo, lunedì sono pure rimasta a casa per l’allerta meteo!
– Infatti! risponde ringalluzzita la signora. Nipoteme non è andata a scuola e ‘a mamma, lei sì ca fatica, l’’a purtata ‘a casa mia. Meno male che è durata sule ‘na iurnat. ‘A fatt a fine re tracc!
– Pensi signora, che di ragazzi come ‘a nipote vost ne abbiamo 27, 28, a volte 30 in una sola aula. Un anno, quando lavoravo in un altro liceo, ne avevo addirittura 37! Facciamo lezione e allo stesso tempo vigiliamo su tutti perché, se succede qualcosa, simm pur l’urdeme lampione ‘e Foregrotta, ma siamo responsabili dei vostri ragazzi. È mai andata a scuola di sua nipote? Conosce le condizioni in cui versano gli edifici scolastici italiani? Diciamo pure ca s’arrecuerden ê tiempe de ‘e Burbune. Infine signora cara, finanche il mio salumiere e cito lui perché è una persona pratica e non ha nulla a che vedere con la scuola, sa che le ore di lezione sono 18 ma che a queste bisogna aggiungere consigli, collegi, correzioni, preparazioni, alternanza ecc. ecc. e che tra esami di stato, esami di riparazione, riunioni e collegi docenti, le ferie si concentrano per lo più dal 20 luglio al 31 agosto. Mi scusi signora, di solito rinuncio a rispondere a chi, come lei, vede solo la punta dell’iceberg del mio lavoro e non si accorge di quello che c’è sott’acqua, ma oggi proprio non ce la faccio. Oh! Ecco la metro! Iùstu iùstu!